Politica
"Così finisce l'uso politico della giustizia". L'ha detto dopo l'approvazione del lodo Alfano da parte della maggioranza della Camera Fabrizio Cicchitto, dando evidentemente per scontato e prossimo -con l'aria che tira nelle aule sorde e grige del Parlamento- anche il voto del Senaro. E' tanta l'arroganza degli uomini del sovrano assoluto che non rinunciano neppure all'improntitudine. Ieri la Camera e presto certamente anche il Senato, elevano a legge l'uso politico della giustizia, la cancellazione di uno dei diritti fondamentali del cittadino, quello che la legge è uguale per tutti..
Così vanno le cose. Con il contorno di una pericolosa erosione dell'istituto dmocratico (quale democrazia ci può essere dove non c'è uguaglianza del cittadino di fronte alla legge, dove un uomo ha facoltà pressocchè assoluta di imporre ai cittadini di servire i suoi interessi, dove la libertà di stampa e perfino di espressione subisce attacchi che, presto, potrebbero rivelarsi mortali?). E in presenza di un'opposizione che attrezza le sue difese con i piedi di piombo. Il più e il meglio finora è stato l'invito che D'Alema ha rivolto a Berlusconi in Parlamento -sicuramente ricevendo in risposta una bella sghignazzata inviata per e-mail - perchè rinunci alle tutele previste dal lodo Alfano . Non c'è stata finora una pubblica denuncia fatta con la forza,anzi la veemenza che la gravità dei fatti richiedeva. Non si chiedeva di scatenare per piazze e vie cortei di sanculotti con cartelli del tipo"les berluscones a la lanterne!". Ma almeno una pioggia martellante di manifesti e manifestini si. E anche raccoltea di firme nei gazebo per dare espressione all'indignazione che cresce tra i cittadini. Invece niente, solo la promessa di una grande manifestazione a ottobre:con il rischio,ha scritto Giorgio Bocca , di tenerla quando troppe foglie saranno già cadute. In questa povertà d'iniziative Di Pietro si è lanciato a testa bassa. Come apprendista stregone. E come tale ha commesso errori, anche gravi. Ma piazza Navona, come notava il direttore di "La Repubblica", è stato un inizio di reazione popolare di cui molti sentivano il bisogno. Criticarla per i suoi eccessi è giusto e utile. Rinnegarla è suicida, come suicida potrebbe essere una definitiva rottura tra pd e idv.   
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11-07-2008 ore 14:31
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